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sabato 12 novembre 2011

Cazzo ti ridi?

Infine Berlusconi si è dimesso non per mancanza di voti in parlamento, quanto piuttosto perché, avesse continuato a governare, la settimana prossima i BOT non li avremmo piazzati neanche al 15%.

I Mercati - che speculano al ribasso solo se pensano di pigliarci- e la Comunità Internazionale sono quelli che hanno svelato che il re era nudo e pure bruttino da vedere. Del resto mandare la Nato sembrava eccessivo, un paio di lettere son bastate.

Quindi: cazzo ti ridi Italia, se il mondo intero ti ha detto che non sei neanche capace di sceglierti un premier credibile?

lunedì 7 novembre 2011

Attenti al dosso

Facciamo una gran fatica a considerare l'ipotesi di allungare l'età della pensione. Eppure:

1) oggi il problema mi pare quello di entrare nel mondo del lavoro, non di uscirne. Ci sono aziende (pubbliche e private) che ai pensionati fanno ponti d'oro.
2) tuttavia abbiamo una gerontocrazia che occupa politica, economia, comunicazione e persino le arti (cinema, teatro, letteratura)
3) tuttavia andiamo in pensione presto ma con pensioni che diventano sempre più esigue...

Altro che scaloni: attenti ai dossi, e pure ai paradossi.

Economia di sostituzione

Non è una grande idea, ma pare che non sia presa in considerazione. Se davvero non possiamo più pensare ad una economia di crescita (e davvero non si capisce cos'altro ci sia da far crescere) non vedo però perché non si possa pensare ad uno sviluppo economico basato sul concetto di miglioramento.

La vedo così: fin qui abbiamo tratteggiato una società basata sulla capacità di produrre, di far prodotto. All'apice della capacità produttiva abbiamo sbattuto pesantemente la capoccia su due muri: da una parte qualcuno, molto lontano, ha cominciato a ri-produrre le merci a bassissimo costo; dall'altra qualcuno, ancora in qualche modo lontano, non si è fatto "mercato": non ha acquistato merci.

Oltrepassare la crisi del modello intignando nello stesso modello? Fa fatica anche solo pensarlo. Anche ci cinesizzassimo, (Marchionne's way) resta il problema degli acquisti.

Quando hai saturato la domanda di merci, la puoi riattivare solo puntando ad una sostituzione delle merci. Ma allora perché non pensare a una sostituzione per via di qualificazione?

Esempi sotto'occhio: demoliamo via via costosissime e inquinanti centrali ad idrocarburi e sostituiamole con le rinnovabili. Processo in corso, privati disponibili ad investire, basta pianificare e non ostacolare.

Esempi non sott'occhio ma auspicabili: sostituire un patrimonio edilizio cresciuto "purchessia", scempiando il territorio e consegnando degli standard abitativi impossibili, con una edilizia migliore sotto il profilo ambientale, sociale, energetico e abitativo.

Un apio di cose si possono fare. Qualche spicciolo in giro ancora c'è, l'importante a questo punto è non consegnarlo alla speculazione finanziaria ma depositarlo nei salvadanai dei progetti.

domenica 14 agosto 2011

Sindrome cinese

Tiriamo le  somme: provvisorie, sicuramente, e neanche così alte da potersi definire somme. Tiriamo le medie, almeno. 
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui prende un po' dai redditi più alti, ma senza toccare la questione delle rendite patrimoniali e finanziarie. Robin Hood ma con pre-giudizio. 
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui pensa esclusivamente ai conti dello Stato. Perché lo Stato è importante. Perché, insomma, quel che è stato è stato.
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra dopo la quale sarà più facile licenziare o proporre contratti in riduzione. Quant'è bella giovinezza, del doman non v'è certezza ma anche l'oggi ha i suoi lati oscuri. 
  • Ci presenta ilsor Tremonti una manovra che elimina il sistema della tracciabilità dei rifiuti. Non che funzionasse, ma ci si poteva provare. E invece il Governo fece il gran rifiuto. 
Fatte le somme, le medie, le addizioni? E' un modello con un forte stato centrale, con una impresa che recupera competitività non attraverso ricerca e innovazione ma riducendo i costi sociali ed ambientali. Che vi ricorda? 

Bravi: la Cina. La via Cinese. 

Per quanto. Per quanto, visto che i detentori di liquidità hanno riscoperto il sicuro tepore dei forzieri svizzeri, forse è piuttosto la via Ticinese. 

sabato 6 agosto 2011

2+2=0

Eppure a pensarla non sembra così difficile. Dov'è il principio della crisi?
1) nella finanza che balla da sola ma pestandoci i piedi: dal gioco delle tre carte al gioco delle tre A;
2) nella concorrenza sleale: dove prima tendevi la mano per dare aiuto, ora speri ti ci lascino cadere un obolo;
3) nella capacità di produzione che ha superato quella di consumo: siamo pregati di procurarci un terzo piede;
4) nella capacità di produzione che sta chiedendo più materie ed energie di quante ce ne siano: ah, se potessi mangiare una idea..


gira rigira e mettici tre punti fermi, meglio se esclamativi:


a) il protezionismo non è più di moda, ma le regole di mercato ancora valgono. Se provassimo a dire che la certificazione di sostenibilità è obbligatoria, non metteremmo a mal partito i concorrenti sleali, costringendosi a rincorrerci sulla strada della innovazione di processo? Battersela sui prezzi più bassi on conviene a nessuno, oltre chi ci specula. 


b) riduci la dipendenza dai mercati dell'energia fossile o nucleare. Ne beneficia l'ambiente (e magari parlare di turismo in Italia avrà un altro valore), la bollettona energetica nazionale e, alla fine, anche il portafoglio del povero consumatore che potrà dar qualche goccia di ossigeno anche ad altre componenti di mercato.


c) valorizza la monnezza. Poiché ne abbiamo in quantità più che industriale,  l'idea di venderla a paesi più civili e moderni perché la riusino e trasformino non è così balzana.


Forse si, un'altra rivoluzione ancora è possibile. 

venerdì 15 luglio 2011

Beati i piccoli

L'ultima finanziaria tassò il tassabile, e si spinse anche oltre. E mentre drenava le tasche, i portafogli, le borsette, i depositi bancari e persino quelli sotto i mattoni (per chi ancora ne aveva, di mattoni) nel contempo stabiliva che i Comuni, quelli grandi e quelli piccoli, dovessero in qualche modo arrangiarsi. Perché, disse tra i denti il Ministro, la festa era finita e si doveva patire.

I sindaci dei comuni si riunirono in una grande valle per affrontare la questione: non ce ne era più per cambiare le lampadine e, chi ancora ne aveva di lampadine, non sapeva come pagare la bolletta per accenderle.

"Occorre mettere nuove tasse" disse il Sindaco di una città grande del Nord. "Noi tasseremo chi vuole entrare in città". I sindaci dei comuni più piccoli impallidirono, per la paura che, dalla grande città, folle di cittadini, visitatori e semplici passanti potessero riversarsi in borghi e paesi delle colline, lì chiedendo a gran voce marciapiedi, raccolte differenziate e asili per i più piccoli.

Per questo il sindaco di un comune piccino azzardò con una voce flebile "Ma non potremmo mettere una tassa sull'uso del suolo pubblico" "Già fatto!" Tuonarono i Grandi Sindaci delle Grandi Città. "Bancarelle e tavolini di bar, Madonnari e ruote di scooter: abbiamo già tassato tutto ciò che occupa il suolo pubblico!"

"Vero, ma, permettete: anche chi cammina usa il suolo pubblico, non vi pare?" Nella valle piombò il silenzio. L'idea piaceva. Fu affidata ad un segretario comunale che, assieme a tre assessori al territorio e due del bilancio e programmazione, più uno degli affari istituzionali, determinarono la nuova tassa. 

Non una tassa qualsiasi, non il solito balzello sul colore delle case. Una tassa moderna e, in ossequio ai principi di solidarietà sociale, una tassa assolutamente progressiva. 

E fu così che venne imposta la tassa sulle suole. Da corrispondersi in ragione del tempo passato sugli spazi pubblici ed in rapporto al numero delle scarpe. Il 36 pagava meno del 44, per capirci.

Neanche a dirlo, il popolo furbetto le escogitò tutte per evadere, eludere e disilludere gli esattori. Si vide un omone barbuto costringersi nei decolletées della moglie, calcando sui tacchi a spillo; si vide un operato di protesi d'anca saltellare agilmente su un piede solo; si videro nonni farsi portare a cavalcioni da nipotini di 4 o 5 anni...

La vinsero, come al solito, gli esterofili: con la complicità di calzaturieri collusi e di pochi scrupoli, adottarono la misura americana e intentarono una class action per il riconoscimento del titolo d'uso.

giovedì 2 giugno 2011

Comunichaolics

“Oggi fare pubblicare un romanzo è più facile che in passato. Anzi, è troppo facile, tant’è vero che non c’è sfogo di grafomane che non trovi il suo stampatore. Dino Buzzati, 1937 (fonte: Corriere della Sera).

Epi-agonia della profezia Warholiana. Forse si scrive più di quanto si legga. Forse si parla più di quanto si possa ascoltare. Del resto: non si producono più merci di quante se ne possano consumare?

Comunque: Warhol battuto sul tempo da Buzzati.

Non era l'aria condizionata

Un rapido brivido al leggere Beppe Severgnini (Corsera) che parla di una maggioranza stanca di litigare su “amichette ambiziose ed amici ingordi”. Non per l’ambizione, che può essere un sano motore di mobilità, né per l’ingordigia, di cui si occupino piuttosto psicologi e moralisti. Semmai per l’immagine imprecisa di un potere che può permettersi di sfamare gli ingordi e creare spazi alle ambiziose così, come se tutto fosse dovuto.

Poco più in là nello stesso giornale qualcuno (Michele Ainis) ricorda un Weber che nel 1919 riusciva a distinguere tra chi viveva DI e chi viveva PER la politica. E questi altri cosa sarebbero? La terza via non categorizzata da Weber, quelli che vivono di tutt’altre soddisfazioni usando la politica come una sinecura di facile accesso.

Se questi sono gli uomini di potere, è per quanto spazio gli è stato regalato da un elettorato distratto quando non distrutto e da un sistema di organizzazione del consenso autoconservativo  a dispetto di tutto. Anche fosse pieno di galantuomini, non ci può essere nulla di buono in questo parlamento. Ma, a guardare minuziosamente, le amministrative degli ultimi anni hanno lasciato intravedere non tanto qualche personaggio “bandiera”, ma qualche segnale che sta a raccontare che, forse, anche senza partiti apparato, anche senza padroni e senza buffoni un po’ di politica può ancora riuscire.

mercoledì 1 giugno 2011

Incompiute. Roma Termini

Banchine ferroviarie che aspettano un altro Giubileo per diventare finalmente grandi

lunedì 23 maggio 2011

Ricapitolando

Al fine di vincere le elezioni amministrative abbiamo in campo le seguenti proposte:
  1. Sospensione del pagamento delle multe. Il Comune di Milano sospetta di aver fatto delle minchiate. Lo sospetto anche io.
  2. Non si abbatteranno le case abusive a Napoli. A Pompei hanno chiesto una estensione del provvedimento
  3. Si abbatteranno però un paio di ministeri per portarli da Roma a Milano e poi da lì chissà dove. Ministero Nomade (poi dice che la città si riempie di zingari)
  4. Al signor Kornakkio vengono richiesti 10 centesimi per contribuire al pagamento delle multe comminate grazie a quelle teste lucide del TG1 e 2. E io che guardo solo Mentana devo pagare? 
Matassa ingarbugliata e programmi miserelli. Io aggiungerei anche che "sarà tre volte Natale, e festa tutto l'anno..". 

Certo non subito. L'anno che verrà.

p.s.Il gatto che ci prova più seramente di quanto ci provino certi amministratori viene da http://www.bisly.it/link.htm

lunedì 25 aprile 2011

Il protezionismo e gli astragali

Giacché il protezionismo non è più di moda, come pure la politica economica, pare che non resti che tirare gli astragali e scegliere tra il morir di fame perché le merci costano troppo e tra il mori di fame perché non s'ha più lavoro.


Esposti alla concorrenza sleale di chi fa lavorare minori, inquina, intossica e non riconosce diritti né sociali né tantomeno civili,  potremmo sopravvivere solo con prodotti di grande qualità e contenuti innovativi: ma in Italia, si sa, la ricerca non si finanzia; e se la si finanzia non è per dar da fare all'industria ma per promuovere cattedre.


Non resterebbe che chiudere le porte e reintrodurre i dazi doganali. Del resto non vorremmo rivedere Schengen? Certo, e secondo l'adagio che recita: porte aperte per chi porta, ma chi non porta parta.


E allora, prima di sbattare la porta in faccia ai miserabili, forse val la pena, con mezzi leciti e possibili, chiuderla alle merci di quei paesi i cui regimi poi ci fanno tanto orrore. 


Non c'è da chiedersi se siano compatibili l'etica e l'economia. Alla prova dei fatti e dei piatti oggi l'etica è economia.

venerdì 22 aprile 2011

Alla prova del privato

Rispondendo alle obiezioni per la privatizzazione dell'acqua, il Ministro Romani ha ribattuto che la rete idrica fa acqua dove non dovrebbe farla; le falle vanno turate e il sistema efficientato. Ecco perché, sostiene senza essere il solo a farlo, l'acqua va gestita dai privati.


Rieccoci col mito del buon privato, del capace imprenditore. Negli anni ai privati si sono afidate le gestione della sanità, quella delle pensioni: immaginando che chissà per quali diverse aritmetiche gli imprenditori privati fossero capaci di far quadrare i conti in tutti quei casi in cui la gestione pubblica produce deficit.


Peccato che, insegna la storia recente e suggerisce un minimo di buon senso, l'unico modo conosciuto per cui i privati riescano dove il pubblico fallisce è quello di diminuire i costi (quello del lavoro innanzitutto - si traduce in salari più bassi) o aumentare le entrate: il che, fuori da infingimenti miracolistici, si risolve il più delle volte in un aumento delle tariffe a carico dei privati consumatori.


Diciamo allora più sensatamente che l'unico privato che riesce a far quadrare i conti non è quello imprenditoriale, ma il cittadino che tira fuori soldini dalle tasche. 


La questione è che se i soldi li dai allo stato non solo puoi chiedere di controllare come vengono usati (anche se poi nessuno ha la cortesia di rispondere) ma, soprattutto, i soldi presi per via fiscale hanno un armonioso andamento proporzionale: più hai più paghi, meno hai meno paghi. Con le tariffe e con le fatture emesse dai privati questo fantastico gioco armonioso (che funziona nel mondo intero, magari in Italia un po' meno)  si traduce in un: quanto consumi, tanto paghi.

Referendum acqua pubblica - www.acquabenecomune.orgQuando si tratta di beni sociali la proporzionalità è d'obbligo. Magari con un sistema di responsabilizzazione e di incentivazione: se consumi meno farmaci, acqua, aria, discariche potresti avere un premio, uno sconto.
Altrimenti non resta che consumare di meno per pagare di meno in fattura. Lavatevi di meno. Andate meno dal dottore. Spegnete le luci.


Forti dubbi sulla capacità taumaturgica degli imprenditori. Soprattutto di quelli italiani. Anche il tentativo di cui si fa interprete Romani rischia di naufragare in un bicchiere d'acqua. Mezzo vuoto, per di più.

domenica 10 aprile 2011

Impiccioni

Da Berlusconi in giù (il che non implica vertigini)  la convinzione di essere spiati si spande creando agitazione. 
L'uno diffonde la convinzione che ogni volta che prendiamo un appuntamento telefonico per andare a mangiare la pizza si corra il rischio di trovare l'appuntato Puntillo al posto del pizzaiolo egiziano. 
Altri sono in ambasce perché hanno scoperto che se scrivi una fregnaccia o un poema su Internet qualcuno o qualcosa (da Puntillo all'algoritmo) ne tiene traccia e si ricorda di te.

All'uno e agli altri raccomando di rileggersi L'apologo dei Cartografi dell'Impero, di Borges. O Edgar Morin che epigraficamente ricordava che tanta informazione produce solo rumore e niente più.


p.s. l'immagine viene da qui: http://www.liberespressioni.com/wp-content/uploads/2009/10/spie-226x300.jpg

Assolutamente vincolati

Quando non bastassero i giornalisti ci son sempre gli esperti. 
Prendete un esperto, meglio se elettivamente Lombardo e versato in discipline paraeconomiche come il marketing, la comunicazione di impresa e simili.
Mettetelo a proprio agio e fategli una domanda qualsiasi chiedendogli se le cose non stiano in fondo in un certo modo.
Quasi invariabilmente l'esperto prenderà fiato quanto basta ad un acuto di media potenza e risponderà "assolutamente!" Varianti scontate: assolutamente si (80%); assolutamente no (20%). Perché l'esperto è assertivo positivo, detesta dire no. 
Non importa cosa gli stiate chiedendo. La certezza che vi trasmetterà rispetto al fatto, all'opinione, al fenomeno, sia pure relativo a questioni assolutamente soggettive e volatili, sarà libera da ogni vincolo di relatività. Sarà assoluta. 
Che forza! In un epoca di incertezze che si distendono tra il come pagheremo la bolletta dell'acqua al come risolveremo la questione energetica c'è qualcuno che sa per sicuro se le lumache preferiscono la lattuga o se il deuterio riscaldato produca idrogeno. Che forza. Costretti ad essere assoluti.

sabato 9 aprile 2011

Adulti a chi?

I giovani brillanti emigrano. Perché l'Italia non li valorizza. Perchè l'Italia gli offre lavori poco qualificati e sotto pagati. L'Italia. Immagino si parli dell'Italia adulta, quella degli imprenditori e dei dirigenti. 
Ma poveri i miei giovani: non è che non vi si voglia valorizzare: è che non lo si sa fare. Ti trovi in azienda un giovane brillante: cosa gli chiedi? Di far ricerca, innovazione, introdurre nuove tecniche di vendita. Ohibò. Questo richiede aziende ed organizzazioni che sappiano cosa farsene di scienza, innovazione, nuovi mercati. 
A far concorrenza all'Italia basterebbe un bambino. Perché non ci provano i giovani? Perché non gli si fa spazio? 
Fare spazio. Temo che per l'Italia sia giunta sia l'epoca in cui la dinamite sarebbe utile quanto l'aspirapolvere: quello per far piazza pulite delle ceneri di un fallimento.

giovedì 7 aprile 2011

Okkey.

Ok, non si dimette. Ok, il popolo non si indigna e anzi lo sostiene. Ok, non c'è reato. Ok, non c'è niente di male ad andare con le ragazzine e pagare le donne per sentirsi maschio e potente.

Ok, basta così.  Riappropriamoci di temi di discussione più importanti, anche se sullo sfondo resta  un po' di pietà mista a disgusto per un vecchio culo flaccido che si crede un grand'uomo.

giovedì 31 marzo 2011

Canzunciella di fine repubblica

L'Italia fu nei secoli ammirata
per l'estro dei poeti
pei suoi mistici santi
e i gran navigatori

Ma ora essa si trova rovinata
da biechi prosseneti
dai tanti governanti lestofanti
da tetri grassatori

martedì 29 marzo 2011

Cantatina di primavera

E' una scissione di cellule:
prendiamo lo iodio in pillole.
Ce lo ricorda il Giappone:
abbiamo un premier guascone.
E' una stagion nucleare:
aspetto sol di votare.
Ma dopo il voto, io temo
al nuclear torneremo.
Di radiazioni il terrore
è in fondo il male minore
quando tu prendi il destino,
volgi lo sguardo lontano,
e lo consegni a un cretino,
a un delinquente italiano.



domenica 13 marzo 2011

La forma della riforma

Prima che sia troppo tardi bisognerebbe provarci a fare le riforme. Quelle vere, però.  Quelle che si fanno pensando "a sistema" e non per interessi particolari.

Oggi mi chiedo ad esempio a che serva una riforma dell'Università che non tocca il rapporto tra ricerca e formazione (formazione in senso lato, latissimo, quasi latino). 
Che senso ha assumere ricercatori se non ci sono risorse per far ricerca? Che senso ha tenere separate istituzioni come il CNR e l'Università? Non sarebbe meglio prevedere, che so: un quinquennio obbligatorio di ricerca prima di accedere alla carriera universitaria? Con possibilità di scelta, alla fine del quinquennio, tra il rimanere nella ricerca o il passare all'insegnamento. O tutt'e due, part time.
Così, quanto meno, la finiremmo di permettere quella ingiuria per cui i soldi per 4 risme di carta e 2 biglietti ferroviari passano, all'Università, come finanziamento alla ricerca. Contemporaneamente la finiremmo anche di poter sostenere che qualsiasi foglio imbrattato sia un rapporto di ricerca anziché un oltraggio agli alberi. 
Anche se l'Università è tanta roba, non ha senso pretendere di riformarla senza mettere insieme una riforma del sistema della produzione culturale. Quella è Università, non un qualsiasi particolare.

sabato 12 marzo 2011

Fino alla settima generazione

Tg LA7, Venerdì 11 marzo 2011, 20.30


Enrico Mentana a proposito del terremoto in Giappone parla de “la paura atavica delle radiazioni”



O è un concetto antropologico sottile o è il consueto eccesso di aggettivazioni. L’immaginario di massa incontra le radiazioni a Hiroshima e Nagasaki, ne conferma la consapevolezza sull’atollo di Bikini: non più di 70 anni fa, in ogni caso. Un periodo troppo breve perché si possa usare il termine “atavico”. Vero che ci sono anche la radiazioni solari, che il radon si annida nei piani di pietra delle cucine: ma anche di queste radiazioni dubito che il Cromagnòn avesse percezione.

Peccato, perché di aggettivi disponibili ce ne erano tanti: la paura poteva essere descritta come esagerata/giustificata, palese/latente, opportunistica/motivata, esagerata/contenuta, e via così. Per quanto la paura, che notoriamente fa 90, sta bene anche senza altra compagnia, quando raccontata senza il sovrappeso delle emozioni soggettive.
Ma forse Chicco Mentana, che fesso non è, faceva riferimento alla atavica paura dell’invisibile; Eduardo avrebbe detto “questi fantasmi”. Questi: certi, specifici. Determinativo. Determinato. Determinante. Come il nucleare.


Doveroso Post Scriptum: il TG di Mentana è tuttora ilmigliore incircolazione, e inquesto concordo con Bruna




lunedì 7 marzo 2011

Election Day

Campagna promossa da Gian Mario Spacca per l'election day.

Il ragionamento è semplice, e mi pare se ne parlò già per il terremoto de L'Aquila: risparmiare dove è possibile (ad esempio accorpando gli appuntamenti elettorali) per pagare i danni da calamità. Basta un click, ce ce vo?

mercoledì 2 marzo 2011

Ti piace vincere facile?

Proposte che aleggiano sulla bocca di non si sa chi, ipotizzando qualcosa che non si può neanche dire per quanto è scandaloso: l'alternanza per legge di conduttori di diversa opinione (orientamento culturale? come lo chiamano per non parlare di preferenze politiche?) nei talk show. Alla faccia della libetà di impresa dell'Azienda Rai.

Vi piacere vincere facile, eh!? Perché in verità ci hanno già provato alcuni opinionisti di destra a fare audience: gente di cultura di cui si son perse le tracce. Veneziani, Socci, quella pietra di Paragone: ma di questi almeno il nome lo ricordo. Gente in gamba naufragata di fronte agli indici di ascolto. Il che nulla toglie alla validità delle loro opinioni: risulta solo che non hanno pubblico.

Ma è così, via! Alla cultura di sinistra la critica e il dibattito sono consustanziate; tanto quanto evidentemente altre forme per passare il tempo alla cultura di destra; che pure c'è ed è diffusa e radicata. Il che non sarà un bene, ma è.

Per battere la capacità di fare ascolti di Saviano, Lerner, Santoro, Gabbanelli non c'è quindi che una strada:  silenziarli. Vi piace vincere facile, eh!? Ma un'altra previsione è altrettanto facile: i conduttori "di altro orientamento culturale" cadranno sull'altare liberista dell'audience. Del resto ognuno ha la sua pena: la sinistra ha Santoro, la destra il Grande Fratello.

domenica 27 febbraio 2011

Prendi a schiaffi il tuo medico

C’è un medico in sala?

Domenica 27 febbraio 2011. Jacona organizza una delle sue magistrali inchieste sulla sanità, luogo dei migliori e peggiori affari (questione di punti di osservazione).

Scandali patrimoniali, privato fuori controllo: cose che conosco e di cui neanche mi stupisco.

Nel mezzo una indagine sugli ospedali che traboccano di pazienti. Lo dimostra il fatto che alcuni pazienti entrino dal pronto soccorso e passino 4 o 5 giorni in attesa di un intervento medico.

Però non muoiono. Stanno buttati in un angolo 4 o 5 giorni ma non muoiono. Al che mi sorge un dubbio: forse sono persone che al pronto soccorso neanche dovevano andarci; forse avevano bisogno di un medico di base. Forse al Triage del pronto soccorso dovevano chiarirgli che codice bianco significa: non sei urgente, puoi tornare a casa e prenotare un ricovero programmato. 

In ospedale per un controllo della glicemia? Qualcosa non funziona. La glicemia, se non sai controllartela da solo, te la può controllare il tuo medico di base. In ospedale per un accertamento? Ma non ci sono i poliambulatori?

D’accordo, la sanità funziona male. Ma a partire dal fatto che il Servizio Sanitario (un servo che non serve?) non  da strumenti e informazioni sufficienti a navigarla. Continuiamo a volere ospedali in ogni angolo, mentre abbiamo bisogno di una rete di servizi leggeri che all’ospedale lasci arrivare solo chi ha effettivamente bisogno di quella complessità organizzativa.

Non parlate male degli ospedali: prendete a schiaffi il vostro medico di base, piuttosto. Voinon sapete perché, ma lui si.

venerdì 18 febbraio 2011

No Comment

Repubblica, 16 febbraio 2011, pag. 2



Nicole Minetti interrogata dai magistrati “E su alcuni punti salienti ha opposto il più classico dei no comment”.

Il no comment appartiene ai personaggi pubblici, ai politici quando vengono intervistati; gli indagati al più si avvalgono della facoltà di non rispondere. Agli indagati sono chiesti fatti, ai politici opinioni. Per quanto, nel caso della Minetti, evidentemente le due condizioni si sovrappongono.

martedì 15 febbraio 2011

15 febbraio - Fatti del giorno

Le notizie del giorno sono tre.


  1. Berlusconi sarà processato e di corsa. Voleva il processo breve? Servito. Magari risulterà innocente, ma resta il fatto che è finito sotto indagine non perché i magistrati guardino dal buco della serratura, ma perché una minorenne piuttosto irrequieta ha fatto sua sponte il suo nome. Si guardi dalle cattive compagnie, Presidente.
  2. Bersani ha offerto alla Lega un patto sul federalismo. Il PCI era federalista (si diceva correttamente "regionalista" molti anni prima che la Lega nascese. La proposta non sembri incoerente, quindi. Un po' di federalismo non può che farci bene: ma solo se accompagnato da una significativa semplificazione del sistema delle Autonomie Locali (troppe!) e da una riqualificazione dei ruoli politici ed amministrativi. Ottocenteschi, per datarli giusto.
  3. Marchionne è andato in Parlamento. La notizia non è questa, quanto il fatto che abbia tolto dalla naftalina giacca e cravatta. Per andare a Palazzo Chigi non gli era nemmeno passato per la mente. Forse quest'uomo ha un senso dell'opportunità. Sotto naftalina anche quello, ma ce l'ha.

venerdì 4 febbraio 2011

Perché ho smesso di mangiare Gelsomino.

Dal web

Non so come nasciamo, ma ci allevano onnivori. Mangia il pesce, che c'è il fosforo e diventi intelligente: così poi fai l'ambasciatore. Mangia la carne, così diventi grosso. Mangia gli spinaci, che fai i muscoli.

Non so come nasciamo, ma via via diventiamo onnivori. A me però più che le ossa e i muscoli crescevano le domande.


E ad esempio una delle cose che mi chiedevo, nel periodo in cui ti interroghi su altre cose tipo il linguaggio, era se - sperso in un luogo non dico inospitale, ma almeno privo di negozi- sarei riuscito a cavarmela. A non morire di fame.

mercoledì 19 gennaio 2011

Chi non ci crede, non investe

Relazione di Bankitalia: due dati essenziali


1) aumentano gli 'scoraggiati', cioè quelli (soprattutto donne e giovani) che non cercano lavoro perché non pensano che riusciranno a trovarne uno;
2) Il miglioramento del disavanzo "rifletterebbe principalmente una contrazione delle spese in conto capitale"


Come dire: non si investe più. Non investono le persone e, quel che è peggio, non investe lo Stato, il Governo. 


Capita, quando non si crede nell'impresa.

domenica 16 gennaio 2011

Non sappia la mano destra quel che fa la destra

Tra le sconvolgenti rivelazioni del Presidente del consiglio (a reti unificate sia pure in differita) forse è meno evidente un passaggio: quello in cui dichiara di aver sempre voluto aiutare le persone in difficoltà.

E' bello avere un Presidente così! Che alle persone in difficoltà non pensa in quanto capo dell'esecutivo, ma perché misericordioso. Lo invito quindi ad aprire i cancelli delle sue ville invitando ed aiutando anziché piacenti, compiacenti e compiaciute signorine: cassintegrati, impiegati sottoposti a mobbing, precari dell'università, disoccupati di lungo periodo, anziani di cui non si occupa nessuno, e via così.

E per favore: con un po' di modestia: senza sbandierare e rinfacciare a noi, dediti alla coltivazione degli spiccioli, che lui fa l'elemosina e noi no. Giuro: avessi potuto anche io avrei prestato soldi a Lele Mora. Una priorità sociale. 

sabato 15 gennaio 2011

Legittimamente impedito

Quell'uomo, che parla di sé in terza persona, dice di avere un legittimo impedimento a frequentare le aule dei tribunali nelle quali è atteso per difendersi.


Quell'uomo non ha alcun impedimento a passare le serate in festini a cui partecipano minorenni che non hanno con lui vincoli di parentela; e i cui genitori non sono presenti.


Quell'uomo confonde il mandato con il potere, il potere con la prepotenza. Non è un forte: è un arrogante: chiama a se e solo a se ogni diritto e privilegio.


Quell'uomo non fa tesoro dell'età crescente, ma solo delle ricchezze che accumula.


Quell'uomo. Se quello è un uomo. 


E' solo un ridicolo, deprecabile e disprezzabile vecchio.