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lunedì 25 aprile 2011

Il protezionismo e gli astragali

Giacché il protezionismo non è più di moda, come pure la politica economica, pare che non resti che tirare gli astragali e scegliere tra il morir di fame perché le merci costano troppo e tra il mori di fame perché non s'ha più lavoro.


Esposti alla concorrenza sleale di chi fa lavorare minori, inquina, intossica e non riconosce diritti né sociali né tantomeno civili,  potremmo sopravvivere solo con prodotti di grande qualità e contenuti innovativi: ma in Italia, si sa, la ricerca non si finanzia; e se la si finanzia non è per dar da fare all'industria ma per promuovere cattedre.


Non resterebbe che chiudere le porte e reintrodurre i dazi doganali. Del resto non vorremmo rivedere Schengen? Certo, e secondo l'adagio che recita: porte aperte per chi porta, ma chi non porta parta.


E allora, prima di sbattare la porta in faccia ai miserabili, forse val la pena, con mezzi leciti e possibili, chiuderla alle merci di quei paesi i cui regimi poi ci fanno tanto orrore. 


Non c'è da chiedersi se siano compatibili l'etica e l'economia. Alla prova dei fatti e dei piatti oggi l'etica è economia.

venerdì 22 aprile 2011

Alla prova del privato

Rispondendo alle obiezioni per la privatizzazione dell'acqua, il Ministro Romani ha ribattuto che la rete idrica fa acqua dove non dovrebbe farla; le falle vanno turate e il sistema efficientato. Ecco perché, sostiene senza essere il solo a farlo, l'acqua va gestita dai privati.


Rieccoci col mito del buon privato, del capace imprenditore. Negli anni ai privati si sono afidate le gestione della sanità, quella delle pensioni: immaginando che chissà per quali diverse aritmetiche gli imprenditori privati fossero capaci di far quadrare i conti in tutti quei casi in cui la gestione pubblica produce deficit.


Peccato che, insegna la storia recente e suggerisce un minimo di buon senso, l'unico modo conosciuto per cui i privati riescano dove il pubblico fallisce è quello di diminuire i costi (quello del lavoro innanzitutto - si traduce in salari più bassi) o aumentare le entrate: il che, fuori da infingimenti miracolistici, si risolve il più delle volte in un aumento delle tariffe a carico dei privati consumatori.


Diciamo allora più sensatamente che l'unico privato che riesce a far quadrare i conti non è quello imprenditoriale, ma il cittadino che tira fuori soldini dalle tasche. 


La questione è che se i soldi li dai allo stato non solo puoi chiedere di controllare come vengono usati (anche se poi nessuno ha la cortesia di rispondere) ma, soprattutto, i soldi presi per via fiscale hanno un armonioso andamento proporzionale: più hai più paghi, meno hai meno paghi. Con le tariffe e con le fatture emesse dai privati questo fantastico gioco armonioso (che funziona nel mondo intero, magari in Italia un po' meno)  si traduce in un: quanto consumi, tanto paghi.

Referendum acqua pubblica - www.acquabenecomune.orgQuando si tratta di beni sociali la proporzionalità è d'obbligo. Magari con un sistema di responsabilizzazione e di incentivazione: se consumi meno farmaci, acqua, aria, discariche potresti avere un premio, uno sconto.
Altrimenti non resta che consumare di meno per pagare di meno in fattura. Lavatevi di meno. Andate meno dal dottore. Spegnete le luci.


Forti dubbi sulla capacità taumaturgica degli imprenditori. Soprattutto di quelli italiani. Anche il tentativo di cui si fa interprete Romani rischia di naufragare in un bicchiere d'acqua. Mezzo vuoto, per di più.

domenica 10 aprile 2011

Impiccioni

Da Berlusconi in giù (il che non implica vertigini)  la convinzione di essere spiati si spande creando agitazione. 
L'uno diffonde la convinzione che ogni volta che prendiamo un appuntamento telefonico per andare a mangiare la pizza si corra il rischio di trovare l'appuntato Puntillo al posto del pizzaiolo egiziano. 
Altri sono in ambasce perché hanno scoperto che se scrivi una fregnaccia o un poema su Internet qualcuno o qualcosa (da Puntillo all'algoritmo) ne tiene traccia e si ricorda di te.

All'uno e agli altri raccomando di rileggersi L'apologo dei Cartografi dell'Impero, di Borges. O Edgar Morin che epigraficamente ricordava che tanta informazione produce solo rumore e niente più.


p.s. l'immagine viene da qui: http://www.liberespressioni.com/wp-content/uploads/2009/10/spie-226x300.jpg

Assolutamente vincolati

Quando non bastassero i giornalisti ci son sempre gli esperti. 
Prendete un esperto, meglio se elettivamente Lombardo e versato in discipline paraeconomiche come il marketing, la comunicazione di impresa e simili.
Mettetelo a proprio agio e fategli una domanda qualsiasi chiedendogli se le cose non stiano in fondo in un certo modo.
Quasi invariabilmente l'esperto prenderà fiato quanto basta ad un acuto di media potenza e risponderà "assolutamente!" Varianti scontate: assolutamente si (80%); assolutamente no (20%). Perché l'esperto è assertivo positivo, detesta dire no. 
Non importa cosa gli stiate chiedendo. La certezza che vi trasmetterà rispetto al fatto, all'opinione, al fenomeno, sia pure relativo a questioni assolutamente soggettive e volatili, sarà libera da ogni vincolo di relatività. Sarà assoluta. 
Che forza! In un epoca di incertezze che si distendono tra il come pagheremo la bolletta dell'acqua al come risolveremo la questione energetica c'è qualcuno che sa per sicuro se le lumache preferiscono la lattuga o se il deuterio riscaldato produca idrogeno. Che forza. Costretti ad essere assoluti.

sabato 9 aprile 2011

Adulti a chi?

I giovani brillanti emigrano. Perché l'Italia non li valorizza. Perchè l'Italia gli offre lavori poco qualificati e sotto pagati. L'Italia. Immagino si parli dell'Italia adulta, quella degli imprenditori e dei dirigenti. 
Ma poveri i miei giovani: non è che non vi si voglia valorizzare: è che non lo si sa fare. Ti trovi in azienda un giovane brillante: cosa gli chiedi? Di far ricerca, innovazione, introdurre nuove tecniche di vendita. Ohibò. Questo richiede aziende ed organizzazioni che sappiano cosa farsene di scienza, innovazione, nuovi mercati. 
A far concorrenza all'Italia basterebbe un bambino. Perché non ci provano i giovani? Perché non gli si fa spazio? 
Fare spazio. Temo che per l'Italia sia giunta sia l'epoca in cui la dinamite sarebbe utile quanto l'aspirapolvere: quello per far piazza pulite delle ceneri di un fallimento.

giovedì 7 aprile 2011

Okkey.

Ok, non si dimette. Ok, il popolo non si indigna e anzi lo sostiene. Ok, non c'è reato. Ok, non c'è niente di male ad andare con le ragazzine e pagare le donne per sentirsi maschio e potente.

Ok, basta così.  Riappropriamoci di temi di discussione più importanti, anche se sullo sfondo resta  un po' di pietà mista a disgusto per un vecchio culo flaccido che si crede un grand'uomo.