domenica 14 agosto 2011

Sindrome cinese

Tiriamo le  somme: provvisorie, sicuramente, e neanche così alte da potersi definire somme. Tiriamo le medie, almeno. 
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui prende un po' dai redditi più alti, ma senza toccare la questione delle rendite patrimoniali e finanziarie. Robin Hood ma con pre-giudizio. 
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui pensa esclusivamente ai conti dello Stato. Perché lo Stato è importante. Perché, insomma, quel che è stato è stato.
  • Ci presenta il sor Tremonti una manovra dopo la quale sarà più facile licenziare o proporre contratti in riduzione. Quant'è bella giovinezza, del doman non v'è certezza ma anche l'oggi ha i suoi lati oscuri. 
  • Ci presenta ilsor Tremonti una manovra che elimina il sistema della tracciabilità dei rifiuti. Non che funzionasse, ma ci si poteva provare. E invece il Governo fece il gran rifiuto. 
Fatte le somme, le medie, le addizioni? E' un modello con un forte stato centrale, con una impresa che recupera competitività non attraverso ricerca e innovazione ma riducendo i costi sociali ed ambientali. Che vi ricorda? 

Bravi: la Cina. La via Cinese. 

Per quanto. Per quanto, visto che i detentori di liquidità hanno riscoperto il sicuro tepore dei forzieri svizzeri, forse è piuttosto la via Ticinese. 

sabato 6 agosto 2011

2+2=0

Eppure a pensarla non sembra così difficile. Dov'è il principio della crisi?
1) nella finanza che balla da sola ma pestandoci i piedi: dal gioco delle tre carte al gioco delle tre A;
2) nella concorrenza sleale: dove prima tendevi la mano per dare aiuto, ora speri ti ci lascino cadere un obolo;
3) nella capacità di produzione che ha superato quella di consumo: siamo pregati di procurarci un terzo piede;
4) nella capacità di produzione che sta chiedendo più materie ed energie di quante ce ne siano: ah, se potessi mangiare una idea..


gira rigira e mettici tre punti fermi, meglio se esclamativi:


a) il protezionismo non è più di moda, ma le regole di mercato ancora valgono. Se provassimo a dire che la certificazione di sostenibilità è obbligatoria, non metteremmo a mal partito i concorrenti sleali, costringendosi a rincorrerci sulla strada della innovazione di processo? Battersela sui prezzi più bassi on conviene a nessuno, oltre chi ci specula. 


b) riduci la dipendenza dai mercati dell'energia fossile o nucleare. Ne beneficia l'ambiente (e magari parlare di turismo in Italia avrà un altro valore), la bollettona energetica nazionale e, alla fine, anche il portafoglio del povero consumatore che potrà dar qualche goccia di ossigeno anche ad altre componenti di mercato.


c) valorizza la monnezza. Poiché ne abbiamo in quantità più che industriale,  l'idea di venderla a paesi più civili e moderni perché la riusino e trasformino non è così balzana.


Forse si, un'altra rivoluzione ancora è possibile.