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sabato 6 agosto 2011

2+2=0

Eppure a pensarla non sembra così difficile. Dov'è il principio della crisi?
1) nella finanza che balla da sola ma pestandoci i piedi: dal gioco delle tre carte al gioco delle tre A;
2) nella concorrenza sleale: dove prima tendevi la mano per dare aiuto, ora speri ti ci lascino cadere un obolo;
3) nella capacità di produzione che ha superato quella di consumo: siamo pregati di procurarci un terzo piede;
4) nella capacità di produzione che sta chiedendo più materie ed energie di quante ce ne siano: ah, se potessi mangiare una idea..


gira rigira e mettici tre punti fermi, meglio se esclamativi:


a) il protezionismo non è più di moda, ma le regole di mercato ancora valgono. Se provassimo a dire che la certificazione di sostenibilità è obbligatoria, non metteremmo a mal partito i concorrenti sleali, costringendosi a rincorrerci sulla strada della innovazione di processo? Battersela sui prezzi più bassi on conviene a nessuno, oltre chi ci specula. 


b) riduci la dipendenza dai mercati dell'energia fossile o nucleare. Ne beneficia l'ambiente (e magari parlare di turismo in Italia avrà un altro valore), la bollettona energetica nazionale e, alla fine, anche il portafoglio del povero consumatore che potrà dar qualche goccia di ossigeno anche ad altre componenti di mercato.


c) valorizza la monnezza. Poiché ne abbiamo in quantità più che industriale,  l'idea di venderla a paesi più civili e moderni perché la riusino e trasformino non è così balzana.


Forse si, un'altra rivoluzione ancora è possibile. 

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