Pagine

giovedì 31 marzo 2011

Canzunciella di fine repubblica

L'Italia fu nei secoli ammirata
per l'estro dei poeti
pei suoi mistici santi
e i gran navigatori

Ma ora essa si trova rovinata
da biechi prosseneti
dai tanti governanti lestofanti
da tetri grassatori

martedì 29 marzo 2011

Cantatina di primavera

E' una scissione di cellule:
prendiamo lo iodio in pillole.
Ce lo ricorda il Giappone:
abbiamo un premier guascone.
E' una stagion nucleare:
aspetto sol di votare.
Ma dopo il voto, io temo
al nuclear torneremo.
Di radiazioni il terrore
è in fondo il male minore
quando tu prendi il destino,
volgi lo sguardo lontano,
e lo consegni a un cretino,
a un delinquente italiano.



domenica 13 marzo 2011

La forma della riforma

Prima che sia troppo tardi bisognerebbe provarci a fare le riforme. Quelle vere, però.  Quelle che si fanno pensando "a sistema" e non per interessi particolari.

Oggi mi chiedo ad esempio a che serva una riforma dell'Università che non tocca il rapporto tra ricerca e formazione (formazione in senso lato, latissimo, quasi latino). 
Che senso ha assumere ricercatori se non ci sono risorse per far ricerca? Che senso ha tenere separate istituzioni come il CNR e l'Università? Non sarebbe meglio prevedere, che so: un quinquennio obbligatorio di ricerca prima di accedere alla carriera universitaria? Con possibilità di scelta, alla fine del quinquennio, tra il rimanere nella ricerca o il passare all'insegnamento. O tutt'e due, part time.
Così, quanto meno, la finiremmo di permettere quella ingiuria per cui i soldi per 4 risme di carta e 2 biglietti ferroviari passano, all'Università, come finanziamento alla ricerca. Contemporaneamente la finiremmo anche di poter sostenere che qualsiasi foglio imbrattato sia un rapporto di ricerca anziché un oltraggio agli alberi. 
Anche se l'Università è tanta roba, non ha senso pretendere di riformarla senza mettere insieme una riforma del sistema della produzione culturale. Quella è Università, non un qualsiasi particolare.

sabato 12 marzo 2011

Fino alla settima generazione

Tg LA7, Venerdì 11 marzo 2011, 20.30


Enrico Mentana a proposito del terremoto in Giappone parla de “la paura atavica delle radiazioni”



O è un concetto antropologico sottile o è il consueto eccesso di aggettivazioni. L’immaginario di massa incontra le radiazioni a Hiroshima e Nagasaki, ne conferma la consapevolezza sull’atollo di Bikini: non più di 70 anni fa, in ogni caso. Un periodo troppo breve perché si possa usare il termine “atavico”. Vero che ci sono anche la radiazioni solari, che il radon si annida nei piani di pietra delle cucine: ma anche di queste radiazioni dubito che il Cromagnòn avesse percezione.

Peccato, perché di aggettivi disponibili ce ne erano tanti: la paura poteva essere descritta come esagerata/giustificata, palese/latente, opportunistica/motivata, esagerata/contenuta, e via così. Per quanto la paura, che notoriamente fa 90, sta bene anche senza altra compagnia, quando raccontata senza il sovrappeso delle emozioni soggettive.
Ma forse Chicco Mentana, che fesso non è, faceva riferimento alla atavica paura dell’invisibile; Eduardo avrebbe detto “questi fantasmi”. Questi: certi, specifici. Determinativo. Determinato. Determinante. Come il nucleare.


Doveroso Post Scriptum: il TG di Mentana è tuttora ilmigliore incircolazione, e inquesto concordo con Bruna




lunedì 7 marzo 2011

Election Day

Campagna promossa da Gian Mario Spacca per l'election day.

Il ragionamento è semplice, e mi pare se ne parlò già per il terremoto de L'Aquila: risparmiare dove è possibile (ad esempio accorpando gli appuntamenti elettorali) per pagare i danni da calamità. Basta un click, ce ce vo?

mercoledì 2 marzo 2011

Ti piace vincere facile?

Proposte che aleggiano sulla bocca di non si sa chi, ipotizzando qualcosa che non si può neanche dire per quanto è scandaloso: l'alternanza per legge di conduttori di diversa opinione (orientamento culturale? come lo chiamano per non parlare di preferenze politiche?) nei talk show. Alla faccia della libetà di impresa dell'Azienda Rai.

Vi piacere vincere facile, eh!? Perché in verità ci hanno già provato alcuni opinionisti di destra a fare audience: gente di cultura di cui si son perse le tracce. Veneziani, Socci, quella pietra di Paragone: ma di questi almeno il nome lo ricordo. Gente in gamba naufragata di fronte agli indici di ascolto. Il che nulla toglie alla validità delle loro opinioni: risulta solo che non hanno pubblico.

Ma è così, via! Alla cultura di sinistra la critica e il dibattito sono consustanziate; tanto quanto evidentemente altre forme per passare il tempo alla cultura di destra; che pure c'è ed è diffusa e radicata. Il che non sarà un bene, ma è.

Per battere la capacità di fare ascolti di Saviano, Lerner, Santoro, Gabbanelli non c'è quindi che una strada:  silenziarli. Vi piace vincere facile, eh!? Ma un'altra previsione è altrettanto facile: i conduttori "di altro orientamento culturale" cadranno sull'altare liberista dell'audience. Del resto ognuno ha la sua pena: la sinistra ha Santoro, la destra il Grande Fratello.