E io pago.
venerdì 10 febbraio 2012
E io pago.
E io pago.
martedì 7 febbraio 2012
Lo stato ombrello
Nevicò a Roma, ed era previsto.
Nevicò a Roma e mezza città, uscita in infradito e gomme da sabbia, urlò contro il Sindaco che non arrestava la precipitazione. Mezza città faceva casino e chiedeva intervenisse lo Stato, e ognuno di noi lo chiedeva pensando: qualcuno intervenga perché non sono stato io.
Si precipitò il sindaco a dire che a lui nessuno lo aveva detto, ed era colpa delle previsioni sbagliate: anche se tutti avevano letto quelle giuste, che però non erano di stato, e quindi tutti le avevano lette ma no il Sindaco: non era stato lui.
E comunque non gli toccava far più di tanto, e quindi era colpa di quell'altro, e quindi lui (forse desiderando una elle maiuscola) non poteva perché non era stato lui..
Ma l'altro disse che lui s'era offerto ma non lo avevano chiamato, e se non lo chiamavano non poteva intervenire; e quindi concludeva, la Protezione Civile: non siamo stato noi.
In altra parte d'Italia, la regione più ricca di Comuni che non a caso è una Regione al Plurale, non riusciva a liberare dalla neve i suo piccoli comuni, ma neanche potevano liberarsi loro, i Piccoli comuni; e pertanto piccoli sindaci - demograficamente tali, per carità - dovevano ammettere: non siamo stato noi.
E quindi chiamarono l'esercito; ma qualcuno - ormai non si sa più chi - disse: l'esercito? si mandino i soldati a prezzo speciale, 80 euro al giorno: perché non siamo stato noi.
Ma anche Trenitalia lasciava pendolari nel gelo per ore ed ore senza sentirsi obbligata verso quelli che altrimenti chiama "i miei clienti": perché in fondo, dice Trenitalia, siamo azienda, siamo: non siamo stato noi.
Facciamo senza, va là, di uno Stato che non è stato lui, e prendiamoci piuttosto un ombrello.
Nevicò a Roma e mezza città, uscita in infradito e gomme da sabbia, urlò contro il Sindaco che non arrestava la precipitazione. Mezza città faceva casino e chiedeva intervenisse lo Stato, e ognuno di noi lo chiedeva pensando: qualcuno intervenga perché non sono stato io.
Si precipitò il sindaco a dire che a lui nessuno lo aveva detto, ed era colpa delle previsioni sbagliate: anche se tutti avevano letto quelle giuste, che però non erano di stato, e quindi tutti le avevano lette ma no il Sindaco: non era stato lui.
E comunque non gli toccava far più di tanto, e quindi era colpa di quell'altro, e quindi lui (forse desiderando una elle maiuscola) non poteva perché non era stato lui..
Ma l'altro disse che lui s'era offerto ma non lo avevano chiamato, e se non lo chiamavano non poteva intervenire; e quindi concludeva, la Protezione Civile: non siamo stato noi.
In altra parte d'Italia, la regione più ricca di Comuni che non a caso è una Regione al Plurale, non riusciva a liberare dalla neve i suo piccoli comuni, ma neanche potevano liberarsi loro, i Piccoli comuni; e pertanto piccoli sindaci - demograficamente tali, per carità - dovevano ammettere: non siamo stato noi.
E quindi chiamarono l'esercito; ma qualcuno - ormai non si sa più chi - disse: l'esercito? si mandino i soldati a prezzo speciale, 80 euro al giorno: perché non siamo stato noi.
Ma anche Trenitalia lasciava pendolari nel gelo per ore ed ore senza sentirsi obbligata verso quelli che altrimenti chiama "i miei clienti": perché in fondo, dice Trenitalia, siamo azienda, siamo: non siamo stato noi.
Facciamo senza, va là, di uno Stato che non è stato lui, e prendiamoci piuttosto un ombrello.
sabato 12 novembre 2011
Cazzo ti ridi?
Infine Berlusconi si è dimesso non per mancanza di voti in parlamento, quanto piuttosto perché, avesse continuato a governare, la settimana prossima i BOT non li avremmo piazzati neanche al 15%.
I Mercati - che speculano al ribasso solo se pensano di pigliarci- e la Comunità Internazionale sono quelli che hanno svelato che il re era nudo e pure bruttino da vedere. Del resto mandare la Nato sembrava eccessivo, un paio di lettere son bastate.
Quindi: cazzo ti ridi Italia, se il mondo intero ti ha detto che non sei neanche capace di sceglierti un premier credibile?
I Mercati - che speculano al ribasso solo se pensano di pigliarci- e la Comunità Internazionale sono quelli che hanno svelato che il re era nudo e pure bruttino da vedere. Del resto mandare la Nato sembrava eccessivo, un paio di lettere son bastate.
Quindi: cazzo ti ridi Italia, se il mondo intero ti ha detto che non sei neanche capace di sceglierti un premier credibile?
lunedì 7 novembre 2011
Attenti al dosso
Facciamo una gran fatica a considerare l'ipotesi di allungare l'età della pensione. Eppure:
1) oggi il problema mi pare quello di entrare nel mondo del lavoro, non di uscirne. Ci sono aziende (pubbliche e private) che ai pensionati fanno ponti d'oro.
2) tuttavia abbiamo una gerontocrazia che occupa politica, economia, comunicazione e persino le arti (cinema, teatro, letteratura)
3) tuttavia andiamo in pensione presto ma con pensioni che diventano sempre più esigue...
Altro che scaloni: attenti ai dossi, e pure ai paradossi.
1) oggi il problema mi pare quello di entrare nel mondo del lavoro, non di uscirne. Ci sono aziende (pubbliche e private) che ai pensionati fanno ponti d'oro.
2) tuttavia abbiamo una gerontocrazia che occupa politica, economia, comunicazione e persino le arti (cinema, teatro, letteratura)
3) tuttavia andiamo in pensione presto ma con pensioni che diventano sempre più esigue...
Altro che scaloni: attenti ai dossi, e pure ai paradossi.
Economia di sostituzione
Non è una grande idea, ma pare che non sia presa in considerazione. Se davvero non possiamo più pensare ad una economia di crescita (e davvero non si capisce cos'altro ci sia da far crescere) non vedo però perché non si possa pensare ad uno sviluppo economico basato sul concetto di miglioramento.
La vedo così: fin qui abbiamo tratteggiato una società basata sulla capacità di produrre, di far prodotto. All'apice della capacità produttiva abbiamo sbattuto pesantemente la capoccia su due muri: da una parte qualcuno, molto lontano, ha cominciato a ri-produrre le merci a bassissimo costo; dall'altra qualcuno, ancora in qualche modo lontano, non si è fatto "mercato": non ha acquistato merci.
Oltrepassare la crisi del modello intignando nello stesso modello? Fa fatica anche solo pensarlo. Anche ci cinesizzassimo, (Marchionne's way) resta il problema degli acquisti.
Quando hai saturato la domanda di merci, la puoi riattivare solo puntando ad una sostituzione delle merci. Ma allora perché non pensare a una sostituzione per via di qualificazione?
Esempi sotto'occhio: demoliamo via via costosissime e inquinanti centrali ad idrocarburi e sostituiamole con le rinnovabili. Processo in corso, privati disponibili ad investire, basta pianificare e non ostacolare.
Esempi non sott'occhio ma auspicabili: sostituire un patrimonio edilizio cresciuto "purchessia", scempiando il territorio e consegnando degli standard abitativi impossibili, con una edilizia migliore sotto il profilo ambientale, sociale, energetico e abitativo.
Un apio di cose si possono fare. Qualche spicciolo in giro ancora c'è, l'importante a questo punto è non consegnarlo alla speculazione finanziaria ma depositarlo nei salvadanai dei progetti.
La vedo così: fin qui abbiamo tratteggiato una società basata sulla capacità di produrre, di far prodotto. All'apice della capacità produttiva abbiamo sbattuto pesantemente la capoccia su due muri: da una parte qualcuno, molto lontano, ha cominciato a ri-produrre le merci a bassissimo costo; dall'altra qualcuno, ancora in qualche modo lontano, non si è fatto "mercato": non ha acquistato merci.
Oltrepassare la crisi del modello intignando nello stesso modello? Fa fatica anche solo pensarlo. Anche ci cinesizzassimo, (Marchionne's way) resta il problema degli acquisti.
Quando hai saturato la domanda di merci, la puoi riattivare solo puntando ad una sostituzione delle merci. Ma allora perché non pensare a una sostituzione per via di qualificazione?
Esempi sotto'occhio: demoliamo via via costosissime e inquinanti centrali ad idrocarburi e sostituiamole con le rinnovabili. Processo in corso, privati disponibili ad investire, basta pianificare e non ostacolare.
Esempi non sott'occhio ma auspicabili: sostituire un patrimonio edilizio cresciuto "purchessia", scempiando il territorio e consegnando degli standard abitativi impossibili, con una edilizia migliore sotto il profilo ambientale, sociale, energetico e abitativo.
Un apio di cose si possono fare. Qualche spicciolo in giro ancora c'è, l'importante a questo punto è non consegnarlo alla speculazione finanziaria ma depositarlo nei salvadanai dei progetti.
domenica 14 agosto 2011
Sindrome cinese
Tiriamo le somme: provvisorie, sicuramente, e neanche così alte da potersi definire somme. Tiriamo le medie, almeno.
- Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui prende un po' dai redditi più alti, ma senza toccare la questione delle rendite patrimoniali e finanziarie. Robin Hood ma con pre-giudizio.
- Ci presenta il sor Tremonti una manovra in cui pensa esclusivamente ai conti dello Stato. Perché lo Stato è importante. Perché, insomma, quel che è stato è stato.
- Ci presenta il sor Tremonti una manovra dopo la quale sarà più facile licenziare o proporre contratti in riduzione. Quant'è bella giovinezza, del doman non v'è certezza ma anche l'oggi ha i suoi lati oscuri.
- Ci presenta ilsor Tremonti una manovra che elimina il sistema della tracciabilità dei rifiuti. Non che funzionasse, ma ci si poteva provare. E invece il Governo fece il gran rifiuto.
Fatte le somme, le medie, le addizioni? E' un modello con un forte stato centrale, con una impresa che recupera competitività non attraverso ricerca e innovazione ma riducendo i costi sociali ed ambientali. Che vi ricorda?
Bravi: la Cina. La via Cinese.
Per quanto. Per quanto, visto che i detentori di liquidità hanno riscoperto il sicuro tepore dei forzieri svizzeri, forse è piuttosto la via Ticinese.
sabato 6 agosto 2011
2+2=0
Eppure a pensarla non sembra così difficile. Dov'è il principio della crisi?
1) nella finanza che balla da sola ma pestandoci i piedi: dal gioco delle tre carte al gioco delle tre A;
2) nella concorrenza sleale: dove prima tendevi la mano per dare aiuto, ora speri ti ci lascino cadere un obolo;
3) nella capacità di produzione che ha superato quella di consumo: siamo pregati di procurarci un terzo piede;
4) nella capacità di produzione che sta chiedendo più materie ed energie di quante ce ne siano: ah, se potessi mangiare una idea..
gira rigira e mettici tre punti fermi, meglio se esclamativi:
a) il protezionismo non è più di moda, ma le regole di mercato ancora valgono. Se provassimo a dire che la certificazione di sostenibilità è obbligatoria, non metteremmo a mal partito i concorrenti sleali, costringendosi a rincorrerci sulla strada della innovazione di processo? Battersela sui prezzi più bassi on conviene a nessuno, oltre chi ci specula.
b) riduci la dipendenza dai mercati dell'energia fossile o nucleare. Ne beneficia l'ambiente (e magari parlare di turismo in Italia avrà un altro valore), la bollettona energetica nazionale e, alla fine, anche il portafoglio del povero consumatore che potrà dar qualche goccia di ossigeno anche ad altre componenti di mercato.
c) valorizza la monnezza. Poiché ne abbiamo in quantità più che industriale, l'idea di venderla a paesi più civili e moderni perché la riusino e trasformino non è così balzana.
Forse si, un'altra rivoluzione ancora è possibile.
1) nella finanza che balla da sola ma pestandoci i piedi: dal gioco delle tre carte al gioco delle tre A;
2) nella concorrenza sleale: dove prima tendevi la mano per dare aiuto, ora speri ti ci lascino cadere un obolo;
3) nella capacità di produzione che ha superato quella di consumo: siamo pregati di procurarci un terzo piede;
4) nella capacità di produzione che sta chiedendo più materie ed energie di quante ce ne siano: ah, se potessi mangiare una idea..
gira rigira e mettici tre punti fermi, meglio se esclamativi:
a) il protezionismo non è più di moda, ma le regole di mercato ancora valgono. Se provassimo a dire che la certificazione di sostenibilità è obbligatoria, non metteremmo a mal partito i concorrenti sleali, costringendosi a rincorrerci sulla strada della innovazione di processo? Battersela sui prezzi più bassi on conviene a nessuno, oltre chi ci specula.
b) riduci la dipendenza dai mercati dell'energia fossile o nucleare. Ne beneficia l'ambiente (e magari parlare di turismo in Italia avrà un altro valore), la bollettona energetica nazionale e, alla fine, anche il portafoglio del povero consumatore che potrà dar qualche goccia di ossigeno anche ad altre componenti di mercato.
c) valorizza la monnezza. Poiché ne abbiamo in quantità più che industriale, l'idea di venderla a paesi più civili e moderni perché la riusino e trasformino non è così balzana.
Forse si, un'altra rivoluzione ancora è possibile.
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