lunedì 1 novembre 2010

Non nel mio cortiletto.

A Terzigno no, in Calabria no, al Mandracchio nemmeno. Vicino a Malagrotta c'ho la villetta. Sullo Stelvio ovviamente non si può. Non c'è sito per lo smaltimento dei rifiuti che non abbia vicino una comunità, un interesse naturalistico, un corso d'accqua o una falda. 
Sostengo, sostengo e sostengo; anche se comincio a pormi il problema dalla testa e non dalla coda: i rifiuti tossici. Che poi i rifiuti, così come sono, sono tutti tossici. Come hanno detto nel Napoletano, come si dirà a Roma se questa città diventerà tale: ma se non sorvegliamo il ciclo dei rifiuti al momento della sua produzione, come potremo gestirli? Abbiamo tutti un ipod con pile al mercurio nelle orecchie (l'ipod, non il mercurio) ma poi non vogliamo che venga smaltito dietro casa nostra, nei parchi naturali, vicino ai corsi d'acqua. 
http://www.genitronsviluppo.com/2009/07/20/tracciare-i-rifiuti/
Ma lo sappiamo come è fatta l'Italia? Quella dei circa 9mila comuni, dei borghi appenninici, dell'orografia che spacca il paese in due e tre e dell'idrografia breve e veloce, della maggior lunghezza di coste in europa. Parliamone, compari, parliamone se non vogliamo diventare verdi epidermicamente anziché mentalmente.
Magari cominciando da una sana obiezione fiscale alla TARSU se nel nostro comune non si fa il compostaggio.

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