domenica 13 marzo 2011

La forma della riforma

Prima che sia troppo tardi bisognerebbe provarci a fare le riforme. Quelle vere, però.  Quelle che si fanno pensando "a sistema" e non per interessi particolari.

Oggi mi chiedo ad esempio a che serva una riforma dell'Università che non tocca il rapporto tra ricerca e formazione (formazione in senso lato, latissimo, quasi latino). 
Che senso ha assumere ricercatori se non ci sono risorse per far ricerca? Che senso ha tenere separate istituzioni come il CNR e l'Università? Non sarebbe meglio prevedere, che so: un quinquennio obbligatorio di ricerca prima di accedere alla carriera universitaria? Con possibilità di scelta, alla fine del quinquennio, tra il rimanere nella ricerca o il passare all'insegnamento. O tutt'e due, part time.
Così, quanto meno, la finiremmo di permettere quella ingiuria per cui i soldi per 4 risme di carta e 2 biglietti ferroviari passano, all'Università, come finanziamento alla ricerca. Contemporaneamente la finiremmo anche di poter sostenere che qualsiasi foglio imbrattato sia un rapporto di ricerca anziché un oltraggio agli alberi. 
Anche se l'Università è tanta roba, non ha senso pretendere di riformarla senza mettere insieme una riforma del sistema della produzione culturale. Quella è Università, non un qualsiasi particolare.

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